Roma : dopo lo swap party, ecco lo swap shop

settembre 25, 2009 · Archiviato in Abbigliamento, Risparmio 
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Dopo lo swap party di cui già abbiamo parlato in questa sede, ecco che in Italia si sta diffondendo  una nuova moda quella dello swap-shop, cioè  (negozio dello scambio).Qui ci si cambia in confortevoli e stilosi camerini. Il design è molto  curato, ogni capo è  sterilizzato e stirato e sono soprattutto  banditi i vestiti passati addosso a intere generazioni. Perché per finire in bella mostra su scaffali e manichini, un abito deve essere stato solo appena indossato.
Questa tipologia di shopping, è assolutamente economica oltre che  di tendenza, e contagia un pubblico femminile modaiolo ma anche  sensibile ai temi ambientali.  Per esempio,  a Roma ce n’è uno (e altri due sono in arrivo nei quartieri di Parioli e Collina Fleming),  poi se ne trovano a Bologna  e presto anche Milano.
Ma come funziona uno swap-shop? La cliente entra e mostra i vestiti che vorrebbe scambiare. Il personale, dopo una rapida ma accurata analisi, assegna a ogni capo un livello da 1 a 5.
Per il punteggio contano la marca, lo stato dell’abito e la qualità di stoffa e fattura. Non robaccia, insomma, ma capi di qualità, meglio se con un tocco vintage. A quel punto, se al nostro maglione  per esempio, è stata assegnata la categoria 2,  potremo dirigerci verso lo stand dello stesso livello e portarci a casa ciò che più ci piace, ovviamente a costo zero,  o meglio, pagando «solo» da 10 a 20 euro al negozio per lo scambio.
Ma si può barattare tutto,? Assolutamente no. La filosofia di fondo prevede lo scambio di capi quasi nuovi, mediamente costosi e soprattutto  in ottime condizioni. «Il bello è proprio questo – spiega Arianna Alaimo, titolare di «Come barattiamo», il primo swap-shop di Roma -: permettersi cose, come un capo Chanel, che se non fosse per il baratto per noi sarebbero out».
Soprattutto ora, la crisi economica, ha contribuito a far spopolare, in America come in Italia, lo swapping. «La mentalità della gente è cambiata – aggiunge ancora  la signora Alaimo -. Fino a 5 anni fa una signora non si sarebbe mai messa addosso un capo usato. Adesso sì».

 

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